La Settimana Santa a Belvedere Marittimo

Sito del gruppo I fratilli, realizzato e curato da Antonio Cuda

Pasqua 14 (72Wx35H) - La mia anima esulta nel mio Dio. Strumenti e Banda

Ultimo aggiornamento:  15-04-19  

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  • Gli strumenti della tradizione popolare e "l'Ufficio delle Tenebre"

 

    Nel Centro Storico di Belvedere durante le giornate del Mercoledì, del Giovedì e del Venerdì Santo, si possono ascoltare degli strani suoni provenienti da alcuni "strumenti musicali" molto particolari: tromba, firri, maschitti, tric-trac, tocca-tocca e macinilli. Diversi sono i significati che vengono assegnati a tali strumenti:

 

- da quelli "storici" relativi alla tromba, che simboleggia la tromba che veniva suonata dai soldati romani con la finalità di annunciare il loro arrivo e di aprirsi un varco tra la folla per permettere il passaggio del corteo dei condannati a morte; e ai firri, che ricordano i flaggelli utilizzati dai vattinti sino all'anno 1872;

- a quelli "popolari" legati a maschitti, tric-trac, tocca-tocca e macinilli, che rievocano il "terremoto" che, secondo la tradizione cristiana, avvenne con la crocifissione di Gesù Cristo o anche il rumoreggiare delle guardie giudee e dei soldati romani che cercavano Gesù per arrestarlo. Il significato più attendibile legato a questi ultimi, è quello legato ad un brano stesso del vangelo di Luca nel momento in cui il Cristo veniva arrestato: (...) Gesù disse a coloro che gli erano venuti contro, sommi sacerdoti, capi delle guardie del tempio ed anziani: "Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante? Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l'impero delle tenebre".

 

    Ma vediamo come sono costruiti questi strani strumenti.

- La tromba (o trombetta), è una classica trombetta in rame gialla, ma senza pistoni (antecedente al 1767).

 


 

 Ascolta la tromba 1979 - Venerdì Santo 2 Aprile 2010 h. 7.00

 


 

- I firri, sono costituiti da diverse file di catene in ferro a più anelli; gli anelli sono del tipo piatto (ferro battuto) e pertanto i firri risultano essere alquanto rumorosi.

 

Ascolta i firri

 


 

- Il maschitto è costituito da una tavola in legno (con una maniglia scavata nella parte superiore per l'impugnatura) dove, sui due lati, sono fissati centralmente due grosse maniglie in ferro (maschitti) a mo' di battente, che battono, sia da un lato che dall'altro, sulla testa di grossi chiodi (tacci) conficcati nel legno. Il suono rumoroso si ottiene tenendo lo strumento in mano con il braccio disteso parallelamente al corpo e girando velocemente il polso in senso orario ed in senso antiorario. Di questi strumenti ne esistono tre antichi esemplari (di cui uno non utilizzabile) conservati nel Santuario "Maria SS. delle Grazie e Consolazione". Dopo la Reposizione del Giovedì Santo pomeriggio e sino alla Veglia Pasquale del Sabato Santo notte, i maschitti sostituivano le campane nell'annunciare l'inizio delle Celebrazioni Liturgiche e nel sottolinearne particolari momenti.

 

Ascolta il maschitto

 


 

- La tocca-tocca (o, in italiano, martelletto) è costituita da un bastoncino conico di legno di ca. 20/25 cm. che si allarga nella parte superiore terminando con una forcella. In questa forcella si inserisce, con un perno metallico, un martelletto di legno che batte da un lato e dall'altro una tavoletta di legno nella quale, tramite un foro centrale, va a fissarsi di piatto e dall'alto in basso il bastoncino conico. Il suono rumoroso si ottiene tenendo il bastoncino in mano per l'impugnatura (la parte inferiore più stretta) rivolto in avanti e muovendo la mano velocemente verso destra e verso sinistra, o dall'alto in basso a mo', appunto, di martello.

 

Ascolta il tric-trac

 


 

- Strumento un po' diverso nei componenti è il tric-trac (o, in italiano, raganella): è composto infatti da un pezzo di canna secca (ca. 15 / 20 cm.) incavato a forcella ad una estremità. Su questa forcella si inserisce tramite un foro un sottile bastoncino in salice che, all'estremità da inserire nella forcella, termina con una ruota dentata di legno (tipo rocchetto e detta appunto carritto) e con un perno metallico per il bloccaggio definitivo sulla forcella. Uno dei due lati dell'incavo della forcella viene lasciato più lungo ed inciso in lunghezza a mo' di stecchetto mobile che viene toccato dal carritto nel suo girare, in modo da essere spostato all'esterno della canna dalla ruota stessa e produrre rumore al ritorno sulla canna. Il funzionamento avviene impugnando con la mano il bastoncino di legno ed effettuando un movimento circolare del braccio che permetta alla canna di roteare intorno alla ruota dentata producendo il suono.

 

Ascolta la tocca-tocca

 


 

- Il macinillo è lo strumento più diffuso e rumoroso, ma è anche il più laborioso da costruire. Di diverse dimensioni, è in legno ed è costituito da una cassetta di legno dalla forma irregolare. Il nome deriva dal fatto che il funzionamento (e quindi il suono) è assicurato dal giro di una manovella che comanda un bastone (posto nella parte più ampia della cassetta) attraversato da una serie di "spine" di legno (da 2 a 4) poste ad intervalli regolari e con inclinazioni diverse. Con il movimento della manovella il bastone gira su se stesso permettendo alle spine di sollevare dei piccoli martelletti (= battenti) in legno (da 2 a 4) fissati nella parte più stretta della cassetta, che, nel momento in cui vengono rilasciati, vanno a battere sul fondo della cassetta stessa producendo un suono alquanto rumoroso. Ovviamente, più numerosi sono i battenti e più grande sarà il macinillo con la conseguenza che la cassa di risonanza produrrà un suono più continuo ed intenso.

 

Ascolta il macinillo

 


 

    C'è l'usanza che allo squillo della tromba, i fratilli facciano rispondere per alcuni secondi tutti gli altri strumenti musicali della tradizione presenti nelle vicinanze: firri, maschitti, tric-trac, tocca-tocca e macinilli; mentre un'altra usanza nelle processioni serali zittisce tutti i diversi "strumenti" all'attraversamento delle Porta Medievale, quando cioè i fratilli si recano alla chiesa di S. Maria del Popolo.

 


Il lucernario all'inizio del rito

 

    Con l'Ufficio delle Tenebre, o meglio, 'i Tremule, siamo già nel vivo della Settimana Santa di Belvedere Marittimo. Questo rito religioso viene celebrato nella chiesa "matrice" di S. Maria del Popolo di Belvedere Marittimo e consiste nell'anticipare le lodi dei tre giorni del triduo pasquale al Mercoledì Santo a sera. Il giornalista-scrittore Sandro Rotino definisce l'Ufficio delle Tenebre come "una grossa foglia staccatasi dall'albero fronzuto della vecchia liturgia della Settimana Santa... Il momento più struggente... Il momento più atteso e quindi il ricordo più indelebile, perché più misterioso: il Mattutino degli ultimi tre giorni della Grande Settimana". Nella celebrazione, il Salmo 50 (Miserere) che liturgicamente è posto all'inizio, viene spostato alla fine del rito subito dopo il Cantico di Zaccaria (Benedictus) ed entrambi vengono cantati in latino. La particolarità del rito consiste nel fatto che sulla destra dell'altare maggiore, già illuminato da lampade e candele, si predispone un candelabro triangolare in legno (detto lucernario) con ben 13 candele accese: alla fine di ogni salmo e/o cantico (senza Gloria), l'antifona dà all'addetto di turno il segnale di spegnerle ad una ad una, a rappresentare i dodici apostoli che, scandalizzati ed impauriti dagli avvenimenti, abbandonarono il Cristo uno dopo l'altro, fuggendo. Alla fine del canto del Benedictus, rimane accesa solo la candela centrale posta all'apice del lucernario, ovvero la candela che simboleggia il Cristo rimasto solo. Al canto del Miserere l'atmosfera è carica d'emozione: i fedeli presenti sono in ginocchio e le luci si attenuano: vengono infatti spente anche le altre lampade e candele accese in chiesa, a rappresentare la folla che aveva seguito Gesù che fugge abbandonandolo in mano ai suoi carnefici. L'unica candela rimasta accesa all'apice del candelabro triangolare non si spegne, ma viene nascosta alla vista dei fedeli e portata dietro l'altare: in questo momento, nell'oscurità della chiesa, risuonano per alcuni attimi colpi fortissimi dati dai presenti contro banchi, sedie ed inginocchiatoi, unitamente al risuonare dei macinilli, tocca-tocca e tric-trac, a simboleggiare secondo la tradizione popolare, la morte del Cristo simulando il "terremoto" ed il rumoreggiare delle guardie giudee e dei soldati romani, ma anche, secondo la liturgia, a rappresentare il momento in cui "gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie" (Vangelo di Giovanni): è quindi il momento de "l'impero delle tenebre" (Vangelo di Luca). Dopo questo momento di "oscurità", mentre si riaccendono le luci, al centro dell'altare riappare la candela accesa: il Signore risorgerà...! La celebrazione termina, dopo un breve pensiero omiletico da parte del Predicatore, con un canto della tradizione popolare.

    Dall'anno 2000 in poi, l'Ufficio delle Tenebre ha subito qualche modifica. I canti in latino del Cantico di Zaccaria (Benedictus) e del Salmo 50 (Miserere) vengono eseguiti dopo l'omelia del Predicatore. Alla fine del Miserere, l'unica candela rimasta accesa all'apice del lucernario, non viene più nascosta alla vista dei fedeli ma, anche nel momento in cui nella chiesa, avvolta dalla più completa oscurità, risuonano per alcuni attimi colpi fortissimi dati dai presenti contro banchi, sedie ed inginocchiatoi, unitamente al risuonare dei macinilli, tocca-tocca e tric-trac, rimane accesa a rappresentare l'incrollabile fede di Maria, madre del Cristo e dell'umanità.

 

Il Lucernario al termine del rito


 
  • La banda musicale

 

    La banda musicale S. Cecilia fu fondata dal maestro Giovanni Polignani nel 1880. La direzione della banda rimase per circa un secolo alla famiglia Polignani: esattamente sino ai primi anni sessanta con il maestro Francesco Polignani. Dopo tale periodo, si è avuto un susseguirsi di diverse direzioni. Dal 1991 è stata trasformata in "Associazione Culturale e Musicale S. Cecilia - Città di Belvedere Marittimo (CS)". 

    Questa è divenuta complemento immancabile delle processioni "belvederesi" del Settimana Santa, in particolare per l'esecuzione della marcia funebre tratta dall'opera "Jone" del maestro Errico Petrella [nato a Palermo nel 1813 e morto a Genova il 1877, coetaneo di Verdi, intorno al 1870 era considerato il maggior operista italiano dopo lo stesso Verdi. Visse a Napoli e scrisse 25 opere. La più famosa è lo “Jone”, dramma lirico in 4 atti ambientato a Pompei durante l’eruzione del Vesuvio. Di “Jone” rimase famosa la marcia funebre, tuttora eseguita nel repertorio di molte bande musicali del sud Italia].

La banda musicale nelle processione serali segue i fratilli e precede le statue; durante la processione di penitenza al Calvario si colloca nel mezzo della processione tra la statua de "Il Crocifisso" e quella de "La Bara del Cristo morto".

 


 

 Ascolta la Banda Musicale S.Cecilia di Belvedere Marittimo nell'esecuzione della Marcia Funebre Jone:

Adattamento ed esecuzione dal vivo - registrazione amatoriale del Giovedì Santo sera 12 Aprile 1979

Adattamento ed esecuzione - registrazione amatoriale durante le prove del 26 Marzo 2010

Adattamento ed esecuzione dal vivo - registrazione amatoriale durante la processione del Venerdì Santo sera 2 Aprile 2010

 

ascolta anche:

 

La Settimana Santa in Calabria - Marcia Funebre Jone - Concerto Musicale "Mario Aloe" di Amantea - Nocera Terinese Sabato Santo 10 Aprile 2004

Le musiche della Settimana Santa a Taranto - Marcia Funebre dall'opera Jone - Associazione Culturale Capital

 

 


 

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