La Settimana Santa a Belvedere Marittimo

Sito del gruppo I fratilli, realizzato e curato da Antonio Cuda

Pasqua 14 (72Wx35H) - La mia anima esulta nel mio Dio. Statue e "Statuanti"

Ultimo aggiornamento:  05-03-19  

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  • Le statue della Passione

 

    Il giornalista, nonché scrittore, Giorgio Leone, parlando delle Statue della Passione su l'AGORA' del marzo 1995, "cioè quei simulacri che sfilano, per le vie di molte cittadine del Sud, tra il Giovedì ed il Sabato della Settimana Santa" espone uno dei concetti che, più di tanti altri, meglio definisce un elemento importante della nostra cultura popolare: "hanno una storia che si lega, a volte indissolubilmente, con quella della stessa comunità che le porta in spalla".

    Ed è proprio ciò che rende estremamente interessante l'intreccio di forme tipicamente religiose con aspetti della vita sociale delle nostre comunità. A Belvedere, si può facilmente constatare che molti nostri concittadini fuori regione o addirittura all'estero per motivi di lavoro, colgono l'occasione per visitare il proprio luogo di origine e restare qualche giorno con le proprie famiglie solo ed esclusivamente in concomitanza con il Giovedì ed il Venerdì Santo, quando cioè, per antica tradizione di famiglia, devono portare a spalla quella determinata statua, fare l'apostolo alla "lavanda dei piedi", suonare la "Jone" con la Banda Musicale o vestirsi da fratillo.

    Certamente è presente l'aspetto tipicamente "spirituale" (o meglio di devozione), ma ciò che ancor di più traspare è un forte legame con il proprio luogo di origine, con la propria infanzia, con le proprie tradizioni e cultura, ed è proprio questo che rende sicuramente più saldi e duraturi alcuni valori ed ideali che altrove sono praticamente scomparsi.

    "Si può ben dire che il simulacro venga a sostituire una sacra rappresentazione vivente, di più remota origine, attraverso la quale pure si lega a pratiche ben diverse e lontane nel tempo. (...) Il nome di Misteri dato alle statue delle scene della Passione, potrebbe derivare, oltre che dall'uso del termine per la definizione dei motivi di contemplazione devota della vita di Gesù e della Madre, più attendibilmente dal termine col quale si designavano già dal Trecento drammi sacri in area franco-spagnola. (...)

    Se con il termine di statue della Passione si vogliono intendere quelle relative ai rituali della Settimana Santa - e non tutte quelle raffiguranti "Cristo in Passione" disseminate nelle chiese - si potrebbero, in base alla particolarità delle stesse, costituire due gruppi ben distinti. Uno, che corrisponde alle manifestazioni più diffuse, risulterebbe costituito dalle sculture del Cristo Morto e dell'Addolorata; l'altro, invece, dai canonici "Misteri" che raffigurano appunto scene della Passione e che, generalmente, iniziano con quella del Cristo nell'Orto degli Ulivi e terminano con quella del Cristo Morto o con quella dell'Addolorata" (Giorgio Leone).

    Stando quindi alla definizione appena data, le Statue della Passione di Belvedere Marittimo dovrebbero rientrare nel secondo gruppo indicato e quindi essere definite come "Misteri". Mi sembra quindi di poter tranquillamente sottolineare la particolarità dei nostri rituali di Passione, rispetto alle forme certamente più diffuse. E ciò, nel contempo, diventa anche un'altra "testimonianza" dell'antichità delle manifestazioni tipiche della Settimana Santa a Belvedere Marittimo.

    Certamente sarà ora più interessante parlare appunto delle nostre attuali "statue della Passione", conservate nel Santuario "Maria SS. delle Grazie e Consolazione" in Via Annunciata, le quali vengono esposte alla vista dei fedeli dal sabato che precede la Domenica delle Palme sino alla seconda Domenica di Pasqua (o in Albis). In ordine di processione sono:

 

1) Gesù nell'orto del Getsemani, o più semplicemente Gesù all'orto: statua in cartapesta di scuola leccese (XVII - XVIII sec.) - [I° Mistero: L'Agonia di Gesù].

2) L'Angelo Confortatore, o più semplicemente l'Angelo: statua in legno - componente il gruppo statuario dell'Annunziata (1670) - regge in una mano un calice in legno eseguito e donato il 04/03/69 da Castellano Giuseppe [I° Mistero: L'Agonia di Gesù]. Dal 2008, in seguito ai lavori di restauro del gruppo statuario dell'Annunziata approvati dalla Sovrintendenza di Cosenza, la statua in legno è stata sostituita da una nuova statua in cartapesta.

 


 

    

  Gesù nell'orto del Getsemani            L'Angelo confortatore (sino al 2007)

 

L'Angelo confortatore (dal 2008)

 


 

3) La flagellazione, o più semplicemente Gesù alla colonna: statua in cartapesta di scuola leccese (XVII - XVIII sec.), restaurata nel 2009 a spese degli statuanti (famiglia Cristofaro) e con approvazione dalla Sovrintendenza di Cosenza - [II° Mistero: La flagellazione].

4) Ecce Homo: statua in cartapesta di scuola leccese (XVII - XVIII sec.) restaurata nel 2009 a spese degli statuanti (F. Comiano) e con approvazione dalla Sovrintendenza di Cosenza- [III° Mistero: La coronazione di spine].

 


 

    

La Flagellazione (sino al 2008)                        Ecce Homo (sino al 2009)

 

La Flagellazione (dal 2009)

 

Ecce Homo (dal 2010)

 


 

5) Gesù cade sotto il peso della croce, o più semplicemente Gesù con la croce addosso: statua in cartapesta di scuola leccese (XVII - XVIII sec.) - [IV° Mistero: La salita al calvario].

 


 

Gesù cade sotto il peso della croce

 


 

6) La Veronica: statua in cartapesta donata nel 1911 dal sac. Francesco Valente [IV° Mistero: La salita al calvario].

7) Il Crocifisso: statua in cartapesta di scuola leccese (XVII - XVIII sec.) su croce in legno, restaurata nel 2008 a spese degli statuanti (F. Comiano) e con approvazione dalla Sovrintendenza di Cosenza [V° Mistero: La crocifissione e la morte di Gesù].

 


 

    

La Veronica                                                        Il Crocifisso (sino al 2008)

 

 Il Crocifisso (dal 2009)

 


 

8) La Bara del Cristo morto, o più semplicemente La Bara: statua del Cristo in cartapesta di scuola leccese (XVII - XVIII sec.) e Angeli in cartapesta (XIX - XX sec.) restaurati nel 2009 a spese degli statuanti e con approvazione dalla Sovrintendenza di Cosenza - struttura in legno e vetro eseguita da Fiorillo Giuseppe nel 1913 a spese della Confraternita Maria SS. delle Grazie e Consolazione; restaurata e tappezzata internamente nel 1968 da Castellano Giuseppe a spese di Grosso Saverio; rifacimento della "coltre" (tappezzeria esterna) nel 1981 a spese di De Sio Enrico; recupero del velo nel 2009  a spese della Confraternita Maria SS. delle Grazie e Consolazione - [V° Mistero: La crocifissione e la morte di Gesù].

 


 

La Bara del Cristo morto

 

La Bara del Cristo morto dopo il restauro della statua del 2009

 


 

9) L'Addolorata: statua in legno rivestita di ammanto in velo nero - abito donato nel 1911 da Liporace Pasquale; velo donato nel 1961 da Liporace Pasquale; abito rifatto da alcune suore ricamatrici di Torino nel 1981 a spese della famiglia Liporace Pasquale [V° Mistero: La crocifissione e la morte di Gesù].

10) S. Giovanni Evangelista, o più semplicemente S. Giovanni: statua in cartapesta [V° Mistero: La crocifissione e la morte di Gesù].

 


 

    

L'Addolorata                                                           S. Giovanni Evangelista

 


 

    Nel Registro delle Assemblee della Congrega di Maria SS. delle Grazie e Consolazione (manoscritto del Notaio Crispino D'Alessandro risalente all'anno 1767) si legge:

 

Cap.VI: Si descrivono di sagre suppellettili, ori, argenti, scritture ed altro di nostra Congregazione a forma d'inventario (...) Statua Vergine di lutto col suo ammanto di velo nero e diadema di rame bianca servibile per la solita processione di penitenza del venerdì santo. Una barella indorata con due vitoni di ferro, con due sbarre o siano sdanghe da portarsi processionalmente la statua con quattro bastoni con di sopra forchette di ferro. Altre numero sei statue di cartapista rappresentanti li sagri misteri dolorosi della sagratissima Passione di nostro Signore Gesù Cristo; cioè all'orto coll'Angelo Confortatore, alla Colonna ed Ecce Homo, con croce sulle spalle, con quattro barelle indorate, loro vitoni di ferro e necessarie sdanghe; Crocifisso grande con sua borza da portarsi più comodamente nelle processioni e Cristo morto sopra un tavolone seu feretro d'intaglio indorato e sue sdanghe ed una croce grande nuda servibili tutte per la processione del Venerdì santo per cui si sono spesi 116,34 nt in registro fol.ab tergo. Quali statue si conservano dentro una camera di esto Monastero propriamente in quella accanto al Portone d'uso che sta attaccato alla nostra Congregazione ben servita con tavole a forma di stipo per venir difese e riparate dalla polvere, atteso le antiche erano tutte deformate. Un abito di sangallo rosso e trombetta di rame gialla servibile alla processione del venerdì santo. Sei lampioni di rame bianco con loro asse. Un bastone col suo pomo d'avorio per il Priore.

(...) Diciasette mozzette di scottino signorile nero con altrettanti medaglioni di rame argentato colla sacra immagine della Vergine Madre di Consolazione e diecinove cappelli bianchi con loro cingoli e sei abiti di Confrati di telo bianco

 


 

 


 

    Da quanto sopra possiamo trarre delle conclusioni alquanto interessanti:

- frasi come "la solita processione del venerdì santo" e "atteso che le antiche erano tutte deformate", sono una ulteriore conferma all'ipotesi che a Belvedere Marittimo la processione del Venerdì Santo risale ad un epoca di molto antecedente il 1767 (almeno agli inizi del XVI° secolo se non prima!); tutto ciò riceve anche conferma dal fatto che la tecnica di costruzione delle statue in cartapesta, risale appunto al XVI° secolo; inoltre la Confraternita di Maria SS. delle Grazie e Consolazione, venne fondata nella seconda metà del 1400!

- se si eccettuano la statua de "La Veronica" (donata nel 1911 dal sac. Francesco Valente) e quella di S. Giovanni Evangelista (già presente nel 1911 come testimoniato dalla cartolina d'epoca riportata sopra, ma non nell'inventario della Confraternita del 1767 e che, quindi, deve risalire ad un'epoca intermedia), le altre statue che oggi vengono portate in processione sono esattamente quelle elencate nell'inventario della Confraternita di Maria SS. delle Grazie effettuato appunto nel 1767, come pure la stessa tromba;

- discorso a parte va fatto per la statua de "L'Angelo Confortatore": la statua oggi portata in processione è di manifattura barocca (fine '500 inizi '600) e fa parte del gruppo ligneo dell'Annunciazione (conservato nella cappella che porta il medesimo nome): questo non può essere certo l'Angelo Confortatore di cui parla il Registro della Confraternita, in quanto quello viene considerato un tutt'uno con la statua di "Gesù all'orto", probabilmente un piccolo angelo che veniva sospeso alle spalle della statua più grande, come si rileva in molte altre rappresentazioni dell'Agonia del Getsemani presenti nella nostra regione. Tale angelo andò probabilmente distrutto o perso e venne quindi sostituito con quello già presente in chiesa. C'è però da sottolineare il fatto che tale statua, per la sua origine, in base a quanto sopra riportato dello studio di Sergio Leone, non può essere "definita" come "Mistero". Nel 2008, in seguito ai lavori di restauro del gruppo barocco dell'Annunciazione, la statua in legno è stata sostituita da una nuova statua in cartapesta.

- la "barella indorata" in cui oggi viene posta la statua de "L'Angelo", corrisponde per descrizione alle quattro indicate in inventario, mentre il "tavolone seu feretro d'intaglio indorato" in cui veniva posto il Cristo Morto è tuttora visibile nel Santuario "Maria SS. delle Grazie e Consolazione", al disotto dell'Altare de "L'Addolorata" (anche questa perfettamente corrispondente alla descrizione data dal notaio Crispino D'Alessandro).

- il sistema di trasporto in processione ed i relativi "accessori" oggi utilizzati, sono rimasti gli stessi di quelli indicati nel 1767.

    Per tutte le statue in cartapesta, si ha notizia di un restauro risalente al 1960 curato dal maestro Marino Giovanni da Trebisacce. Nel corso degli anni 2008 e 2009 le statue de "La Flagellazione", dell "Ecce Homo",  de "Il Crocifisso" e del Cristo Morto e Angeli facenti parte della "Bara del Cristo Morto" sono state sottoposte a lavori di recupero e restauro.

    Per il trasporto in processione, le statue vengono poste e fissate in basi di legno oggi dette varette, nelle quali vengono successivamente inserite delle assi di legno oggie dette varre al fine di rendere possibile il trasporto in processione a più persone per volta (almeno 4). Le varre vengono bloccate nelle varette dai cugni (ovvero dei piccoli cunei in legno). Sulle stesse varette si inseriscono dei lampioni (in vetro e metallo) che, oltre a svolgere la funzione di ceri votivi, nel passato assicuravano l'illuminazione notturna. L'interno delle varette viene cosparso di rami di olivo e di rosmarino. Inoltre, molti fedeli, hanno cura di porvi dei limoni che, oltre a simboleggiare l'asprezza della Passione di Cristo, vengono visti come auspicio di liberazione dalle sofferenze della vita.

    Per due statue, però, va fatto un discorso a parte:

- Il Crocifisso: essendo di peso e dimensioni facilmente sopportabili da un individuo di forza e corporatura media, non viene fissato ad alcuna base (pur esistente e di nuova manifattura), ma viene portato in processione singolarmente dai fedeli che ne fanno richiesta per soli "tre passi", secondo un'antica tradizione, nei pressi della propria casa o di un luogo particolarmente caro al fedele che si fa carico del trasporto (praticamente: per brevi tratti).

- La Bara: viene fissata al di sopra di una pedana in legno della pradella predisposta anch'essa all'inserimento delle varre per il trasporto e dei lampioni; la pradella viene ricoperta da una coltre di velluto rosso. Per il trasporto sono qui necessarie almeno 8 persone.

 


 

  • Gli "statuanti"

 

    Nel rispetto di un'antica tradizione che si tramanda da padre in figlio, alcuni fedeli si incaricano di trasportare "a spalla" la singole statue per tutta la durata delle processioni, divenendo così statuanti. Questi si distinguono dagli altri fedeli che partecipano alla processione portando a spalle le statue per brevi tratti, per il fatto che sono dotati di un particolare abbigliamento ed equipaggiamento:

- alcuni si rivestono di un camice bianco fermato ai fianchi da un cingolo;

- altri si coprono il capo con la "curauna" ricavata dall'intreccio di una pianta spinosa, l'asparagina, a mo' di casco.

- qualcuno, nel rispetto dell'antica tradizione, compie tutto il percorso della processione a piedi nudi;

- sono muniti di un particolare bastone, detto crocchia, alla cui sommità è posto un forchettone metallico a forma di "U" che viene utilizzato per sorreggere la statua nei momenti di sosta.

    Delle due statue che riproducono le due figure femminili, "La Veronica" e "L'Addolorata", come pure per "Il Crocifisso", si fanno carico del trasporto anche le donne, ma solo per la statua de "La Veronica", ultimamente, esiste un particolare abbigliamento che consiste in una veste di colore celeste. Infine, un particolare curioso: al rientro della processione del Venerdì Santo mattina, gli statuanti sono soliti asciugare il proprio sudore, bevendo qualche sorso di un particolare miscuglio alcolico, detto " 'a 'mbisculanza " (composto di anice e di rum).

 


 

    

Statuanti di Gesù nell'orto                                     Statuanti della Veronica

 


 

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