La Settimana Santa a Belvedere Marittimo

Sito del gruppo I fratilli, realizzato e curato da Antonio Cuda

Pasqua 14 (72Wx35H) - La mia anima esulta nel mio Dio. I "fratilli"

Ultimo aggiornamento:  22-04-19  

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  • I "fratilli"

 

    Le processioni della Settimana Santa, si aprono con la fila dei fratilli o confratelli. Questi, secondo la rigida ed antica tradizione, sono individui di sesso maschile ed hanno una duplice origine:

 

a) rappresentano tre delle congreghe o confraternite di Belvedere Marittimo:

- camice bianco fermato ai fianchi da un cingolo con mantello (o mozzetta) di colore rosso bordato in azzurro: Congrega delle Grazie e Consolazione;

- camice bianco fermato ai fianchi da un cingolo con mantello (o mozzetta) di colore nero bordato in rosso: Congregazione del SS. Rosario;

- camice bianco fermato ai fianchi da un cingolo con mantello (o mozzetta) di colore rosso bordato in bianco: Confraternita del SS. Crocifisso (non attiva).

 

b) ricordano i vattinti (o flagellanti a sangue) esistenti a Belvedere sino al 1872 secondo il Nocito o sino al 1860 secondo il Padula: infatti i fratilli si percuotono il petto con i firri, che sono costituiti da diverse file di catene in ferro a più anelli (ricordando, appunto, la flagellazione); inoltre, tranne quelli del SS. Rosario, sono muniti di cappuccio (in ricordo del sacco che copriva i vattinti).

 


 

La fila e le croci delle Confraternite

 


 

    Al fine di permettere una più chiara comprensione del "fenomeno" delle congreghe o confraternite di flagellanti, si può fare riferimento a quanto esposto in un articolo di Franco Ferlaino su "I nostri flagellanti" apparso su l'AGORA' del marzo 1995: (...) Le discipline storiche e antropologiche hanno sempre confermato che il pensiero escatologico dell'uomo si è spesso manifestato attraverso riti sacrificali cruenti in tutte le epoche e in tutte le aree del mondo. (...)

    La pietà cristiana ha fatto assurgere la flagellazione sanguinolenta ad un livello più interiore: quello del pensiero simbolico e del mistero. Nei numerosissimi momenti di crisi che costellano la storia del cristianesimo, la sostanziale mortificazione personale è stata trasformata, più volte, nella rappresentazione spettacolare del sacrificio. Numerosissimi sono i movimenti penitenziali di massa (...)

    Per ricondurre quei fenomeni in un alveo ideologico cristiano la Chiesa tentò di ricondurre la penitenza di massa verso una riservata pratica di mimesi cristica, organizzando tra il XIV° ed il XVI° secolo numerosissime congreghe (riservate ai ceti medi e all'aristocrazia) di battenti, di battuti o di disciplinati facendo praticare, per statuto, la mortificazione della carne nel segreto delle cappelle confraternitali e nell'anonimato del saio col cappuccio. (...)

    Con il Concilio di Trento (1564) e la "riforma cattolica" (o Controriforma rispetto alla Riforma protestante di Lutero), si ebbero moti penitenziali di massa: per arginare con maggiore fervore l'emorragia protestante ed infondere un rinnovato interesse verso Dio e verso la Chiesa, furono promosse nuove liturgie religiose e pratiche penitenziali.

    C'è da dire che tali pratiche penitenziali, (...) nella storia contemporanea del Meridione, persistettero anche quando, per interventi di soppressione e di confisca dei beni ecclesiastici e confraternitali, i ceti medi e medioalti abbandonarono le confraternite che cominciarono ad essere gremite da fasce sociali subalterne.

    Conseguentemente si ebbe una ulteriore ripresa dei riti della flagellazione, favorite anche da alcune fasce della Chiesa ancora legate al pensiero barocco ed a un certo spirito popolareggiante della pratica religiosa di ispirazione controriformistica. (...)

    Il definitivo distacco della Chiesa da tali pratiche penitenziali (seconda metà del 1800) ha dato vita a quei noti fenomeni di decadimento dei residuali gruppi congregazionali e soprattutto di diversificazione rituale che hanno accompagnato e segnano ancor oggi i riti di flagellazione (Franco Ferlaino).

    Anche se è certo che Belvedere ha registrato nel suo passato simili fenomeni di massa, vista la complessità e la persistenza nei secoli degli stessi, in assenza di "documenti storici", risulta impossibile datarne l'origine.

 


 

I fratilli in Piazza G. Amellino

 


 

    Per tornare alle nostre processioni, i fratilli, preceduti dalle tre croci delle confraternite, secondo la tradizione, sono guidati da un capofratilli, o capofila, che è munito di un grosso bastone di legno che simboleggia appunto il comando.

    Prima di ogni processione i fratilli del SS. Crocifisso e quelli del SS. Rosario, si recano sul sagrato del Santuario "Maria SS. delle Grazie e Consolazione", in "fila" con la loro croce, per riunirsi a quelli di Maria SS. delle Grazie. Al rientro delle processioni come segno di prostrazione, tutti insieme si inginocchiano sul sagrato dello stesso Santuario percuotendosi il petto al passaggio dei Santi Misteri. Subito dopo i fratilli del SS. Crocifisso e del SS. Rosario fanno ritorno alle loro chiese di appartenenza.

    Poiché col passare degli anni la figura del fratillo, venne assunta sempre più da bambini e da adolescenti, che ovviamente ne svuotavano il significato originario (in particolare quello relativo ai penitenti o vattinti), dal 1987 si è costituito un gruppo "unitario" di fratilli adulti, nato appunto con l'idea di ripristinare e mantenere viva la tradizione nei suoi caratteri più significativi, svecchiandola da insignificanti tradizionalismi.

    I fratilli adulti, durante le due processioni serali completano la "fila" dei fratilli più piccoli, mentre durante la processione del Venerdì Santo mattina, fanno ala a colui che, portando la croce sulle spalle, rappresenta il Cristo. I fratilli adulti hanno alnche il compito di animare la "testa" delle processioni.

 

 

    E' stato anche reintrodotto dagli stessi fratilli l'utilizzo di uno degli oggetti tradizionali caduto in disuso con l'avvento della pubblica illuminazione: il lampione (in vetro e metallo) che fissato alla sommità di un bastone, veniva portato a mano dai fedeli per illuminare il cammino delle processioni nella notte.

 


 

L''inizio della salita al Calvario

 


 

    I fratilli adulti hanno anche ridato vita ad un particolare momento del Giovedì Santo a sera: la "Visita all'altare della Reposizione", cioè quello che, nel passato, era erroneamente chiamato Sepolcro.

    L'altare della Reposizione è detto con termine liturgico Repositorio (letteralmente: il mobile o il recipiente in cui si custodisce il SS. Sacramento, quando non sta nel Tabernacolo) anche se dal popolo viene erroneamente chiamato Sepolcro, quasi vi fosse rinchiuso Gesù morto in attesa della Risurrezione. In realtà la Chiesa con il rito della Reposizione del SS. Sacramento, che avviene a conclusione della Messa Vespertina del Giovedì Santo "In coena Domini", non intende affatto commemorare in alcun modo la sepoltura del Redentore (del quale del resto non ha ancora celebrato la morte, in quanto ciò avviene il Venerdì Santo), ma soltanto esporre alla pubblica e particolare adorazione dei fedeli il SS. Sacramento, di cui il Giovedì Santo celebra l'istituzione e conservare le Sacre specie consacrate per la celebrazione del Venerdì Santo "In Passione Domini".

    Le prescrizioni liturgiche vietano, perciò, ogni segno di lutto attorno all'Altare della Reposizione, mentre indicano che questo sia ornato decentemente con veli e lumi. Inoltre, i fedeli sono invitati a susseguirsi a tale altare fino a mezzanotte per meditare, adorare e ringraziare il SS. Sacramento qui reposto. Ed è appunto in tal senso che i fratilli eseguono tale visita.

 


 

Al ritorno dal Calvario in Via A. Pepe

 


 

    In base al Documento Sinodale del I° Sinodo Diocesano di San Marco Argentano - Scalea, considerando il fatto che le Confraternite, per una loro maggiore apertura e sensibilità sociale, stanno riscoprendo il loro carisma particolare e nuove vie di partecipazione attiva alla missione della Chiesa nel servizio della carità (per cui la stessa Chiesa locale deve incoraggiare la riorganizzazione di queste antiche istituzioni in modo tale che, la riscoperta del loro specifico carisma in ordine al servizio della carità, porti ad una nuova consapevolezza ed a un rinnovato dinamismo, in armonia con la pastorale caritativa della diocesi e non contrapponendosi all'azione del parroco, ma seguendo le sue direttive, in armonia con la dottrina della Chiesa, in ambito liturgico, pastorale e nella pietà popolare), la ricostituzione di un gruppo unitario dei fratilli adulta acquista, quindi, un significato assai rilevante sempre più da valorizzare.

 


Locandina 1997

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Visita ed Adorazione dei "Fratilli" all'Altare della Reposizione

Animazione del Giovedì Santo e del Venerdì Santo a cura dei "Fratilli"

 

 

Attestato di partecipazione de "I Fratilli" al 5° Cammino di Fraternità delle Diocesi di Calabria del 17 - 18 Ottobre 2009

 


 

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